IL VINTAGE NELLA MODA
VINTAGE… Un fenomeno culturale.
Un concetto sentimentale. Una tendenza trasversale che, invece di rivestire i panni della novità, indossa la memoria. Nella moda, il vintage è la riabilitazione del culto dell'apparenza "povero" dei '70, che prescriveva solo abiti usati come rifiuto a un sistema politico e sociale destinato a promuovere, secondo il pensiero "rivoluzionario" di allora, bisogni indotti di capitalistici beni di consumo. Dagli anni '90 in poi, l'"usato" interpreta un ruolo inedito: quello di custode della memoria. Non a caso l'etimologia discende in linea diretta dal linguaggio enologico e dalla fonetica anglo-francese: "vintage" in origine significa "vendemmia", e di conseguenza anche vino d'annata. D'annata sono anche gli abiti riproposti da questo "ritorno al futuro", innalzati dalle bancarelle a boutique specializzate in vestiti che già abbracciarono altri corpi (a Milano, Parigi, Londra, New York e Los Angeles).
In Italia, momento centrale della moda vintage è la fiera dell'usato che si tiene al Castello di Belgioioso, in provincia di Pavia.
Ma il suo fascino non è solo tutto qui, nel sapore rétro di accessori e mise "riciclate" da periodi molto intensi per la creatività applicata al vestire: gli anni '50, '60 e '70. In un certo senso, anche il grande affermarsi dello stile etnico può essere interpretato come Vintage. Che, comunque, risponde a una doppia esigenza dell'estetica contemporanea. Da un lato, quella di poter esaudire l'inedita richiesta di assemblare in totale autonomia di pensiero capi che provengono da epoche e stili diverse, candidando il vintage a vero esempio di Guardaroba Postmoderno. Protagonista: il recupero a schema libero di capi e accessori sottoposti a reinterpretazioni (felpe che perdono le maniche e diventano gonne, camicie trasformate in borse, trench ritagliati in abiti da sera e vestiti da sposa vintage). Dall'altro lato, risponde a motivazioni più profonde: desideri di stabilità, sicurezza, affidabilità. Che, in tempi inquieti come i nostri, diventano requisiti inevitabili e irrinunciabili. La confusione perenne in cui si dibatte la quotidianità di tutti, la tecnologia sempre più invasiva, il disordine di segnali socio-culturali differenti scatenano l'impulso a una genuinità "d'antan" che molto ha a che fare con il romanticismo e la tradizione. Questo spiega perché, negli ultimi anni, molte sono le case di moda che hanno lavorato direttamente su abiti usati (in primis il belga Martin Margiela, seguito dall'americana Susan Cianciolo e dall'italiano Antonio Marras) oppure abbiano creato linee ad hoc di moda simil-vintage. Ovvero abiti nuovi che sembrino vecchi, dai jeans strappati e ricuciti fino ai patchwork di tessuti antichi per produzioni di serie. Antidoto principe alla "sindrome più radicata della nostra contemporaneità, tossicodipendenza della novità e del futuro, che rende superata qualsiasi cosa che non sia nuova di zecca" (James Hillmann), il "vecchio" -- reale o apparente -- salverà questo mondo troppo assetato di nuovo. ". E gli stilisti si adeguano al trend, riproponendo le copie, rivisitate in chiave moderna, delle loro collezioni di 20/30 anni, perché……
il nuovo glamour è mixare in libertà ed armonia il vecchio e il nuovo creando una moda personale e piena di charme.



CHI VESTE VINTAGE ???
Ora che sempre meno la moda insegue la moda e sempre di più è fatta di dettagli e rifiniture, il vintage diventa una questione di stile. Essere alla moda nel XXI secolo significa andare a caccia di cosa si indossava dieci, venti, cinquant'anni fa girando per le bancarelle dei mercatini o, ancora meglio, frugando negli armadi delle nonne e nelle cantine, reinventando qualche capo o qualche accessorio, stravolgendo così lo stesso concetto di moda non necessariamente destinata a rinnovarsi ad ogni nuova collezione.“….Non sorprende, dunque, che a caccia di stile tra gli stand di Next Vintage aperto al Castello di Belgioioso si avventurino signore come Simonetta Ravizza e Rosita Missoni, anime indomite che nessuna sfilata potrà mai soddisfare. Sono state tra le prime ad arrivare nei saloni affrescati in cui il principe Belgioioso si intratteneva con il Foscolo, consapevoli che lì, a cercare borse, scarpe e vestiti da cui prendere ispirazione arrivano anche gli esperti di tendenze di Gucci e Armani. Di stagione in stagione la moda rilancia l' eleganza raffinata, dai bauli rispuntano, come nuove, le gonne a corolla o a sacchetto degli anni 50-60, ma anche pizzi e trafori degli ' 80 sexy, con un bel contorno di foulard, guanti, cappelli.Come si indossa il vintage? «Scegliendo in base alla propria figura e mischiando come fanno le ragazze. È un esempio di stile assoluto. Regala una sensazione di unicità che nessun completo griffato potrà mai dare». «Ma non chiamatelo vintage, questo termine mi fa venire l' orticaria. Va bene per il vino» interviene Gentucca Bini. «Io preferisco il termine usato, evoca la storia. Quella di chi li ha indossati questi capi e spesso li ha trasformati, come i camici da cameriere con i bottoni di brillanti e il colletto di velluto». La stilista di Romeo Gigli sa quel che dice.”….( dal Corriere della Sera ). La popolarità del vintage aumenta nel primi mesi del 2000 tra gli adolescenti e le giovani donne soprattutto a New York e Londra, quando molte celebrità vengono viste indossare abiti ed accessori vintage. La Stilista e Designer Patricia Field, spesso utilizza vestiti vintage per la protagonista di Sex and the City : Carrie Bradshaw.
Molte altre celebrità come Kate Moss, Mary-Kate Olsen, Nicole Richie non nascondono il loro amore per il vintage e sono state spesso citate nelle riviste di moda come icone del vintage, come anche Paris Hilton e Jennifer Lopez, rivali nel rubarsi le luci della ribalta, hanno in comune, anche loro, una passione: il vintage. Ossia abiti, scarpe e borse, griffate e non, degli anni ‘30 fino agli ‘80. Kate Moss adora le pellicce d’epoca, Nicole Richie ama sciarpe vintage e il look bohemien luxe del 1960 e 1970, invece Mary-Kate Olsen ha una passione per i gioielli d'epoca e gli abiti da sera vintage.
